Itinerario dell’Adoratore
TappaVII

Gesù ebbe sete. Gesù ebbe fame

La preghiera è onnipotente

Gesù, seduto presso il pozzo, parla con la donna di Samaria che tiene la mano sul secchio
Guercino (Giovanni Francesco Barbieri), Cristo e la Samaritana, 1619-1620 circa. Kimbell Art Museum, Fort Worth.
Ascoltare

La Parola

Gv 4,5-7

Giunse pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c'era il pozzo di Giacobbe.

Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: "Dammi da bere".

Gv 19,28-30

Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!».

Mt 21,18-22

La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame. Vedendo un fico sulla strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: "Non nasca mai più frutto da te". E subito quel fico si seccò. Vedendo ciò i discepoli rimasero stupiti e dissero: "Come mai il fico si è seccato immediatamente?".

Rispose Gesù: "In verità vi dico: Se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: Levati di lì e gettati nel mare, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete"

Riflettere

Meditazione

La Sete, l'incontro con la Samaritana, la Croce: Stanco e assetato, Gesù chiede da bere alla donna al pozzo di Giacobbe. La sete di Gesù diventa il pretesto per parlarle dell'acqua viva, ovvero lo Spirito Santo. Chi beve l'acqua del pozzo (i bisogni materiali) avrà di nuovo sete, mentre l'acqua di Dio disseta per sempre. Tutti cerchiamo di placare la propria sete esistenziale in fonti che non saziano (i "cinque mariti" della Samaritana, le illusioni terrene). Solo Cristo può colmare questo vuoto. L'evangelista evidenzia come il Messia abbia fame e sete fisica e, ancor più, spirituale. Questa umanità serve a Gesù per rivelarsi come la vera risposta a ogni ricerca dell'anima.

Il grido “Ho sete” dalla Croce è il lamento di Cristo vivo nell’Eucarestia.

La Fame di Gesù e il fico sterile: Gesù, affamato, cerca fichi su un albero che ha solo foglie, ma non trovandone lo maledice. L'albero rappresenta l'ipocrisia religiosa di chi mostra una facciata esteriore impeccabile (le foglie), ma è sterile interiormente e incapace di produrre i frutti graditi a Dio. Gesù cerca nell’adoratore frutti perché li può dare, perché ha ricevuto tanto.

Gesù ha fame del nostro cambiamento interiore e di opere concrete. Dì con la sposa del Cantico dei Cantici: “Entri il mio diletto nel suo giardino (l’anima) e ne mangi i frutti squisiti! (i frutti dell’amore)” E risponde lo Sposo: “Sono entrato nel mio giardino, o mia sorella, sposa mia, ho colto la mia mirra col mio balsamo; ho mangiato il mio favo col mio miele, ho bevuto il mio vino col mio latte. Amici, mangiate, bevete; sí inebriatevi, o diletti!”.

Leggere

Lettura spirituale

SONO FELICE QUANDO PREGO

20-3-1973

di Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia

Fonte

Madre Trinidad de la Santa Madre Iglesia, in “Luce nella notte, Il mistero della fede dato in sapienza amorosa”, Editoriale Eco de la Iglesia, 2005, pag. 1036.

«Sono felice quando prego,perché colmo l’appetizione delle fami della mia sete,perché trovo Colui che desidero e percepisco la dolcezzache si racchiude in un tabernacolo silenziatoin rumori incandescenti per le fiamme di Jahvè.

Sono felice quando prego, perché arrivo ovunquein immense appetizioni, che si annidano nel mio essere,di irradiare per tutto il mondo le infinite luci scintillantiche nel tuo seno contemplai.

Sono felice quando prego, perché colmo nel mio terribile desiderarequanto sono e quanto cerco nel mio modo traboccante di volere.

Sono felice quando prego…Non ci sono frontiere per l’anima che, adorante,cade soggiogata davanti ad un tabernacolo silenzioso,nelle sue ansie deliranti di possedere, ascoltando i lamenti dell’Immenso,che, fatto Uomo, si rivela al popolo amante, così umano e così divino come è.

Sono felice quando prego e ricolma nelle mie pienezze,nelle mie fami e nella mia sete, e nelle mie nostalgie di Cielodi fronte all’Essere.

Sono felice quando prego.Dio conosce i miei perché!».